Anestesia Cani e Gatti Anziani

I cani e gatti anziani sono sempre più presenti nelle nostre visite ambulatoriali. I continui progressi della chirurgia e delle tecniche diagnostiche in medicina veterinaria aprono nuove prospettive terapeutiche, ma obbligano spesso a ricorrere all’anestesia. Quest’ultima rappresenta un rischio maggiore per il paziente geriatrico, ma non deve apparire come un limite. Anche i soggetti di età avanzata hanno diritto ai trattamenti più professionali. Applicando i protocolli e le tecniche più adatte, si potrà dunque minimizzare il rischio anestesiologico nel cane e nel gatto anziano.

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Il segreto di una buona riuscita dell’anestesia nel paziente geriatrico sta nel ridurre al minimo le modificazioni fisiologiche legate all’età, mediante innanzitutto un’ attenta visita anestesiologica individuale, che consente un’eventuale stabilizzazione preventiva del soggetto e la scelta del protocollo anestetico più adatto. Inoltre la conoscenza delle variazioni fisiologiche provocate dai differenti farmaci utilizzati in anestesia, un buon equipaggiamento che permetta la somministrazione di ossigeno tramite intubazione e una stretta sorveglianza della risposta del paziente all’anestesia e alla procedura chirurgica/diagnostica permettono di minimizzare i rischi anestesiologici in questi animali.
È importante innanzitutto definire le modificazioni che subisce un animale invecchiando;, poiché tutti gli organi vanno incontro ad invecchiamento. Nell’animale anziano si osserva una diminuzione dell’attività del sistema nervoso centrale che accentua le risposte negative allo stress, cosa da tenere conto nelle varie procedure in ambulatorio. Anche la termoregolazione è maggiormente depressa in tarda età e, considerando che gli anestetici tendono ad abbassare la temperatura corporea, bisogna attuare tutte le misure preventive per limitarne la diminuzione.
Il sistema cardiovascolare funziona meno efficacemente (ad esempio diminuiscono il volume ematico, la gittata e la pressione sanguigna) e il cuore può andare incontro a degenerazione spesso associata a disturbi valvolari. Aumentano così sia il consumo che la richiesta di ossigeno, che è quindi da compensare attentamente in corso di anestesia; i pazienti anziani potrebbero avere difficoltà a controbilanciare le modificazioni indotte su cuore e circolazione dagli anestetici e sarà dunque necessario scegliere farmaci anestetici che inducano una minima depressione cardiovascolare.
La funzione respiratoria va via via deteriorandosi con l’età: i polmoni e la gabbia toracica diventano meno elastici, diminuisce la frequenza respiratoria e il volume inspirato, in più calano anche i meccanismi di protezione delle vie aeree. L’anestesista deve porre così maggiore attenzione sugli scambi gassosi poiché questi pazienti hanno ridotte capacità di adattamento alle minime alterazioni e sono a maggiore rischio di ipercapnia e ipossiemia grave. Ruolo importantissimo ha dunque l’ossigenazione in tutte le fasi (prima, durante e dopo) dell’anestesia. La funzionalità dei reni e del fegato sono alterate e influenzano inoltre il metabolismo dei farmaci stessi. Nell’organismo del cane e del gatto anziano diminuisce la percentuale di acqua e aumenta quella di grasso, cosa che influisce ulteriormente sulla cinetica dei farmaci somministrati. Viste queste modificazioni, nell’animale anziano è necessario diminuire la dose dei farmaci anestetici rispetto a quella che si somministrerebbe ad un soggetto dello stesso peso ma giovane.
Quelle elencate sono le principali modificazioni dovute all’invecchiamento ma vi è inoltre un’importante variabilità individuale. Bisogna infatti valutare il paziente con un’accurata visita anestesiologica (anamnesi ed esame clinico attento) accompagnata dagli esami complementari ritenuti necessari (ad esempio analisi di laboratorio, radiografie, ECG, ecocardiografia) per andare a definire meglio la patologia in atto ed eventuali altre patologie concomitanti non ancora manifestatesi clinicamente (es. insufficienza renale), determinare insomma lo stato di salute generale per poter valutare il rischio anestesiologico. Si potrà così trattare o stabilizzare il paziente prima dell’intervento, se necessario, e scegliere ed adattare il protocollo anestetico in funzione del singolo animale.
L’animale da anestetizzare deve essere tenuto a digiuno per un minimo di 12 ore dall’intervento.

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La sospensione dall’acqua invece è più limitata in quanto più suscettibili alla disidratazione. Bisogna poi minimizzare lo stress preoperatorio. Scelto il protocollo più opportuno in base al singolo caso, è necessario garantire sempre una buona ossigenazione e il monitoraggio di questa: tutti i soggetti anziani devono essere intubati quando subiscono un’anestesia generale, con qualsiasi protocollo scelto. Per tutta l’anestesia inoltre deve essere somministrata una fluidoterapia endovenosa in quantità sufficiente a mantenere il volume sanguigno e la portata urinaria. Nei casi più critici, in base al paziente e alla chirurgia bisognerà mettere in atto delle terapie intensive nel post-operatorio.

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